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mercoledì 29 dicembre 2010

“Un tarocco sotto l’albero di Natale: il sondaggio PD pro Fanfani”

Dichiarazione del vice Presidente del Consiglio Comunale di Arezzo, Francesco Macrì :
E così la sinistra che ha sempre bistrattato i sondaggi, adesso vi si affida dando ancora una prova del suo evidente stato confusionale. Sotto l’albero di Natale, infatti, gli aretini hanno potuto trovare un tarocco mascherato da risultato attendibile che rafforzerebbe il Sindaco in vista del 2011. Un sondaggio pagato dal PD che ha premiato, ma tu guarda, il candidato del PD Fanfani. Così, si pretende di celare le debolezze del Sindaco stesso e le divisioni della maggioranza. Sfido chiunque a prendere 100 aretini e a trovare fra essi 61 che approvano l’operato di questa Giunta e 57 che giudicano positiva l’esperienza Fanfani. Anche solo a pensarlo appare una cosa incredibile.
La debolezza congenita che l’attuale amministrazione si è portata dietro in questi 5 anni sta oramai deflagrando sia nelle sedi istituzionali che nell’agone politico. Sono vari Consigli Comunali che la maggioranza evita gli argomenti seguendo una strategia della dilazione che umilia l’assemblea eletta dai cittadini e che serve solo a parare in facciata lacerazioni che emergeranno durante la campagna elettorale. Campagna elettorale che, e veniamo al piano politico, potrebbe essere preceduta o meno dalle primarie.
Ancora non si è capito ma il solo fatto che le richiedano esponenti di rilievo del neo-partito del sondaggio e altre formazioni dimostra come il consenso dietro Fanfani sia molto meno granitico fra gli stessi suoi di quanto ci vorrebbero fare credere con il tarocco di Natale. Anzi, il tarocco stesso travestito da rilevamento scientifico ha tutta l’aria di essere un espediente improvvisato proprio per evitare le primarie. Così dalle parti di Sant’Agostino si consuma la doppia contraddizione: il partito delle primarie le nega a iscritti e simpatizzanti e preferisce affidarsi alle percentuali e ai diagrammi che in questi anni ha condannato come strumento del demonio”.

martedì 14 dicembre 2010

Fiducia al Governo: vittoria politica

GASPARRI: No alle dimissioni del premier
Ti proponiamo l’intervento di Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, nel corso del dibattito sullla fiducia al Governo
I cittadini italiani sostengono un sistema politico bipolare fondato su grandi partiti e in tutte le recenti tornate elettorali hanno espresso la loro preferenza per il polo di centrodestra: è pertanto un grave errore politico dividere il fronte dei moderati e offrire alla sinistra l’opportunità di sfruttare tale frammentazione per tornare al Governo. Per questo motivo Silvio Berlusconi nel suo discorso si è mostrato aperto ad un patto di legislatura con tutto il fronte moderato, che possa prevedere anche una diversa articolazione della maggioranza e che sostenga l’economia, affronti le riforme costituzionali e modifichi la legge elettorale difendendo il bipolarismo. Qualsiasi schieramento diverso, frutto di manovre parlamentari ambigue e invise agli italiani, sarebbe in contrasto con la sovranità popolare e non saprebbe proporre la spinta riformista che il Governo ha dimostrato in questi anni. Vanno al riguardo ricordate le riforme in materia di pubblica amministrazione, mercato del lavoro, scuola, università, sicurezza e immigrazione, gli storici successi ottenuti dal Governo nel campo dell’economia e della lotta alla criminalità organizzata e l’aumentata credibilità dell’Italia nel consesso internazionale, testimoniata anche dalle dichiarazioni del Segretario di Stato americano. Apprezza quindi l’astensione dei senatori di Futuro e libertà, cogliendo il significato politico di tale apertura: a tal proposito ritiene che la composizione e il programma di Governo possano essere ampliati e rafforzati, ma che il presidente del Consiglio non si debba dimettere, per non rischiare di vanificare il percorso riformatore intrapreso dal 1994 in poi, che ha consentito di valorizzare appieno il voto e la volontà popolare.


LA RUSSA: E' fallito l'assalto di Fli
"Non siamo noi ad avercela fatta, sono loro che hanno fallito con il loro assalto". Cosi’ si e’ espresso Ignazio La Russa, ministro della Difesa e coordinatore del Pdl, che ha commentato l’esito del voto di fiducia alla Camera. "Non siamo stati noi a chiedere questa prova di forza, questo braccio di ferro a mettere Roma a ferro e fuoco, a bloccare il Governo per un mese. E’ qualcun altro che ha deciso di dare vita a questa pagliacciata, che era questo tentativo di far cadere il Governo sottraendo voti legittimi del Pdl. Sono loro che hanno vissuto una incredibile sconfitta". Ad una domanda sulle eventuali dimissioni del presidente della Camera Fini, La Russa ha replicato: "E’ un problema suo. Io credo che una cosa voleva Fini, giocando anche dal suo scranno, e’ cioe’ che si dimettesse il Governo. Ma sono stati sconfitti. Io non ho soddisfazione per la vittoria bensi’ per il fatto che si e’ dimostrato che hanno anche strategie sbagliate. Ora accadra’ che chi voleva che il Governo cadesse se lo ritrovera’ piu’ unito e piu’ in carica di prima".

Fiducia al Governo

LA RUSSA: La compravendita dei parlamentari e' del Fli
“La compravendita dei parlamentari non e’ quella fatta dal Pdl ma e’ quella in corso da esponenti di alto livello del Fli per bloccare i ripensamenti". Lo ha affermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, parlando fuori Montecitorio rispondendo cosi’ al leader dell’Idv, Antonio Di Pietro dopo le accuse lanciate. "Non so a quale compravendita si riferisca Di Pietro a quella che ha fatto passare 60-70 voti all’opposizione? A quella che ha fatto passare La Malfa con l’opposizione? O ai colloqui che ci sono anche in questo momento in corso da esponenti di alto livello del Fli per bloccare ripensamenti? Se si riferisce a quello si faccia un esame di coscienza". La Russa si e’ comunque detto "ottimista, penso che sia alla Camera sia al Senato la maggioranza avra’ piu’ voti dell’opposizione".
GASPARRI: In Fli ci sono ripensamenti sulle scelte di Fini
"Le dichiarazioni del presidente della Camera di ieri sono sorprendenti, ora vediamo le decisioni finali di Fli e dei singoli esponenti. Molti hanno aderito a Futuro e Liberta’ con l’intenzione di rinegoziare il patto di governo e oggi il premier ha dato ampio spazio su tutti i temi, dalla legge elettorale all’economia. Se l’intento di Fli e’ invece il ’T.t.b’, cioe’ tutto tranne Berlusconi, singoli parlamentari finiani potrebbero riconsiderare le loro scelte". Lo ha affermato il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri sull’orientamento di voto delle ’colombe’ finiane in vista del voto di fiducia.

venerdì 3 dicembre 2010

PdL: "il fallimento dell'Amministrazione Fanfani"

Convegno all’hotel Continentale in Piazza Guido Monaco ad Arezzo. Appuntamento Venerdi' 3 dicembre alle ore 17.30
“La nostra iniziativa nasce dal bisogno di chiarezza politica e dalle sollecitazioni dei moltissimi cittadini che hanno la nostra stessa necessità sulla vicenda Marconi / Aato 4 – commenta il capogruppo PdL, Gianni Cantaloni. Da quasi un mese siamo impegnati in questa battaglia di trasparenza: il 9 gennaio abbiamo presentato un’interrogazione urgente ma il Sindaco, come ci aveva preannunciato, era assente per motivi personali e la notizia del “dimissionamento” del vice Sindaco Marconi è stata data in aula dal Presidente Caroti. Il 29 novembre abbiamo presentato, con il consigliere Francini, una mozione sulla quale il Sindaco si è riservato la facoltà di rispondere dopo l’audizione in Commissione Controllo e Garanzia che stasera si riunirà per la terza volta proprio per ascoltare il Sindaco. La mozione tornerà di nuovo in Consiglio nella seduta del 22 dicembre. Vorremmo – conclude Cantaloni – arrivare ad una piena e trasparente spiegazione politica della vicenda che ha visto protagonisti il vice Sindaco Marconi (titolare di gran parte delle deleghe più “pesanti” dell’Amministrazione) e l’Aato 4. Nel frattempo prendiamo atto che la maggioranza e la compattezza dell’esecutivo si stanno sgretolando. E non da oggi. Ricordo le vicende Vettese e Tavanti ma soprattutto lo spostamento dell’equilibrio politico che rende l’Amministrazione Fanfani non più di centro sinistra ma di sinistra centro. Con atteggiamenti sia da parte dell’IdV che di esponenti dello stesso Pd che sollecitano le primarie e che certamente contribuiscono a rendere problematica la ricandidatura di Fanfani nel Pd”.
All’iniziativa di domani pomeriggio, in programma alle 17.30 all’hotel Continentale, interverranno i consiglieri comunali Guglielmo Borri, Francesco Francini e Francesco Macrì. Saranno presenti i coordinatori provinciale e comunale del Pdl, Maurizio D’Ettore e Gianni Pagliazzi. Il dibattito sarà moderato dal capogruppo in Consiglio comunale, Gianni Cantaloni.

giovedì 2 dicembre 2010

Scuola: Luca Valdambrini; "no alle occupazioni"

Il consigliere della facoltà economia AU Siena pubblica alcuni dati su cui riflettere.
Ormai dal 2008 a questa parte, l’Università è diventata un terreno di battaglia dove diversi schieramenti si affrontano da Nord a Sud senza esclusione di colpi. Il pomo della discordia si chiama Riforma Gelmini. Adesso siamo agli sgoccioli!
Scrivo perché dato il mio ruolo all’interno delle rappresentanze studentesche le quali mi vedono in duplice funzione tra Siena e Arezzo, vorrei porre l’attenzione su certi aspetti riguardante l’Ateneo di Siena del quale fanno parte le facoltà aretine. Spesso molti non si ricordano che Arezzo in fatto di università è influenzata notevolmente, se non totalmente, da quello che sta succedendo a Siena.
Personalmente, sono stanco di vedere le solite pagliacciate tristi mosse da una certa frangia della sinistra nei TG, giornali, blog ecc. Con questo non voglio dire che non bisogna protestare, ma io mi domando se queste persone o ragazzi che fomentano scenari post-apocalittici negando qualunque riforma a priori, sappiano quello che fanno. Vorrei sapere quanti di loro hanno letto e capito la riforma dal primo al 25° articolo. Se sanno come funziona un CDA oppure che cos’è una fondazione? Se hanno capito chi e che cosa questa riforma va a colpire? Sanno che sono stati tagliati i fondi delle borse di studio ma sono stati introdotti i prestiti d’onore. Sanno cosa sono i prestiti d’onore?? E altro ancora: Si veda DDL GELMINI.
Visto e ormai preso che questo decreto non piace; perché non sono queste stesse persone a proporre una “controriforma” Gelmini costruttiva? Sarebbe più utile invece di stare a occupare aule creando disagio e non facendo entrare gli studenti.
La risposta è semplice ve la dico io! Non hanno idee e ragionano per “partito” preso. La cosa più eclatante che sono stati proprio i loro amici quelli che sono contro la riforma ad aver disastrato i conti dell’Ateneo; gli stessi i quali poi mandano i ragazzi in piazza a protestare. Sono tutti contro la presenza di enti privati nel consiglio di amministrazione dell’Università quando allo stato attuale sono presenti nello stesso i rispettivi rappresentanti di CGIL, MPS, Provincia e Regione.
Ora voglio pubblicare un po’ di dati in cifre perché forse ancora molti non hanno capito cosa sta avvenendo e come il sistema Siena si è autoalimentato fino adesso giustificando il tutto con la scusa dell’errore tecnico per insabbiare la voragine nel bilancio pari ha 200 mln di €
Fondo annuale di finanziamento: 119 mln di € (di questo non è scritto da nessuna parte che non verrà più erogato)
Contributi Statali: 19 mln € (i quali per 6 anni l’Unisi non ha pagato)
Tasse Universitarie: 27 mln € (30% in più in 6 anni)
Spese per il personale 165 mln € e ricordo che Siena ha 1 dipendente ogni 3,7 studenti.
Facciamo un po’ i conti con la calcolatrice! Ma è necessario tutto questo personale?
Restringendo la prospettiva ad Arezzo, su quest’ultimo punto mi sono dibattuto di recente su una questione che riguarda come esso venga gestito nelle facoltà aretine. Io mi ritrovo con 2 dipendenti una per turno nella biblioteca alla Cadorna quando a Lettere (che si permette anche di occupare) ce ne sono ben 13 in 2 turni! Negando la disponibilità a ingegneria ed economia per coprire i turni in caso di malattia degli addetti. Ergo se una delle due dipendenti si ammala la biblioteca resta chiusa! Non contiamo poi gli impiegati nella miriade di uffici nelle palazzine al Pionta. Partendo da questo esempio chissà la situazione del personale da riordinare nel resto dell’Ateneo!
Inoltre denuncio il fatto dei recenti lavori di rinnovo, nonostante la situazione poco florida, di ambienti e uffici presso le facoltà di lettere quando alla Cadorna non viene nemmeno garantito il parcheggio ai professori che vengono da Siena a vantaggio dei dipendenti del comune. Questo è “razzismo” al contrario fatto in casa! Paradossalmente al Pionta si permettono anche di occupare o di manifestare senza sentire mai voci fuori dal coro. Ci illuminino quelli che guidano la mobilitazione cosa hanno da lamentarsi? Anzi facessero il posto agli studenti di ingegneria ed economia, liberando le palazzine oltre che dall’occupazione anche dai corsi di laurea di 7 studenti, sarebbe meglio per tutti quanti.
In generale è evidente che una riforma dell’Università è doverosa, al contempo, la comunità aretina dovrebbe prestare molta più attenzione alle proprie facoltà, specie in questo momento, e non assecondare le solite proteste dei collettivi lasciando da parte almeno per una volta mire campanilistiche contro Siena. Cose che non vengono fatte, perché si preferisce invece cavalcare proteste, dissenso e seminare voti. Adesso però ci andranno i collettivi a spiegare agli studenti come possono laurearsi in tempo con la didattica bloccata.
L’università è una risorsa, serve a garantire una futura classe dirigente e borghese alla città e provincia. Non possiamo continuare a essere così qualunquisti e credere di fare vacche grasse all’infinito. Purtroppo le Baronie universitarie sono una brutta gatta da pelare. Con la riforma i bilanci degli atenei in deficit verranno gestiti direttamente dal Ministero come è giusto che sia quando una cosa non si regge in piedi ne contabilmente ne strutturalmente. Come si suol dire…E’ finita la pacchia!
A ognuno le proprie idee ma che almeno tutti prima si informino e leggano il decreto invece di mettere i cartelli in capo alle statue.
Luca Valdambrini
Consigliere Facoltà Economia AU Siena

martedì 30 novembre 2010

Mandiamo Fanfani a leggere Dante...


giovedì 25 novembre 2010

Area ex Lebole: dalla chiusura dell’impresa al “fallimento” di Fanfani

Francesco Macrì (PdL e vice Presidente del Consiglio Comunale):
“il futuro di quest’area non può essere affidato alla buona volontà di singoli imprenditori. L’amministrazione Fanfani conferma la sua incapacità di progettare il futuro della città”
“Certamente apprezzabile l’impegno della cordata di imprenditori aretini per il recupero dell’area Lebole, ma non basta.
Come al solito, un’amministrazione comunale miope e passiva, del tutto assente dai problemi veri della città e ‘avvitata’ su se stessa e sui propri assetti di potere, tenta di risolvere la questione scaricando sui privati cittadini la soluzione di un problema che è invece della comunità.
Non si può non considerare infatti che il recupero della più importante area industriale dismessa alle porte della città rappresenta una straordinaria opportunità di crescita e di sviluppo, non una vicenda da affrontare sulla difensiva e senza respiro. Non sono accettabili logiche e strategie di piccolo cabotaggio. Non è infatti spostando un paio di punti vendita da una parte all’altra della città che si rilancia il territorio. Se Butali, Giannetti, Peruzzi e qualche altro ‘volenteroso’ imprenditore aretino si fanno carico del progetto di recupero, sostituendosi ad un’amministrazione latitante, c’è solo da ringraziarli. Non si può perdere così l’occasione di un progetto più ampio e complesso, che miri a collegare per esempio in termini di servizi l’area Lebole al Centro Affari, a Pratacci e all’area Unoaerre. Che cerchi cioè di creare quall’area integrata, innovativa e di servizio per la città, ma soprattutto di grande attrazione e immagine per la città, che l’amministrazione Lucherini aveva cercato di costruire, peraltro scontrandosi con le resistenze delle associazioni di categoria, Ascom in testa.
Ma se le resistenze di un’organizzazione di categoria è comprensibile, perché probabilmente rientra nel suo ruolo (che peraltro potrebbe essere interpretato in maniera più illuminata e meno conservatrice), non lo è altrettanto la passività di una politica che per troppi anni ha lasciato la questione in balia degli eventi e degli alti e bassi del mercato.
Ora si deve ripartire, ma con un progetto complessivo che coinvolga tutti, senza distinzione tra commercianti, artigiani ed industriali, forze di maggioranza e opposizione, destra o sinistra. Lasciando il giusto spazio alle migliori e più attive risorse economiche della città, ma non lasciandole sole, cioè affiancandole come sistema pubblico con progetti ed interventi di largo respiro. Sui quali chiamare a raccolta tutto il sistema Arezzo”.