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sabato 26 febbraio 2011

Manifesto per la Città

Noi amiamo la nostra città. Siamo fieri della sua bellezza, ci indigniamo per le sue disarmonie e ci allarmiamo per un suo possibile declino.

Pensiamo alla città come movimento di cittadini, cervelli e cuori: un respiro collettivo. Speranze ed esigenze diffuse, economiche e sociali che si concretizzano nella competizione e nella solidarietà.

Siamo animati dalla volontà di ascoltare e imparare, con apertura mentale, con la capacità di porsi e porre domande. Vogliamo superare ogni egoismo, egocentrismo e presunzione. Ci preoccupiamo di avere responsabilità e non potere.

Per noi la città si fa in proiezione futura, sempre. Vogliamo fare la città. Darle una identità culturale, economica, fisica, sociale, individuando un obbiettivo, un marchio, un futuro. Per la sua celebrità e ricchezza. Per la sua bellezza e “misura”.

Noi vogliamo

  • Ricostituire l’incanto della solidarietà, dell’impegno comune, di un moderno sentire la collettività.
  • Stare coraggiosamente in campo, in una competizione regionale nazionale ed europea, cercando di far tesoro delle esperienze altrui per superarle grazie alla nostra peculiarità creativa.
  • Usare la creatività in ogni possibile applicazione e farne uso soprattutto nelle sfide dell’economia in generale, della cura dell’ambiente, dell’innovazione politica e sociale, della cultura e dell’arte.
  • Creare, con ogni mezzo e tramite progetti mirati, una “città aperta della conoscenza”; scovare le risorse nascoste e migliorare le occasioni di studio, informazione e formazione.
  • Individuare i luoghi e gli spazi della creatività dentro la città e nella sua periferia, nel settore privato e in quello pubblico e di comunità, nell’industria e nei servizi, nelle diverse fasce d’età, nella diversità e appartenenza etnica.
  • Utilizzare i nuovi mezzi di comunicazione e trasferire in ogni azione la peculiarità dell’Epoca: la connessione fra persone e risorse, fra idee e progetti, fra settore pubblico e privato.
  • Scongiurare l’abbandono della città dei giovani più promettenti offrendo loro una speranza solida e concreta per un futuro migliore nella loro terra.
  • Rinnovare la leadership secondo il principio che ognuno deve esercitarla con il duplice obbiettivo di far crescere la propria amministrazione pubblica, la propria azienda, ente, associazione, occupandosi contemporaneamente del quadro generale in cui la città possa migliorare.
  • Attuare politiche di regolazione ispirate alla facilitazione contro il principio della restrizione, favorendo il dispiegarsi di ogni volontà creativa ed innovativa. Far fare!
  • Orientare lo sguardo immaginativo verso gli orizzonti del domani. Attualizzare storia e tradizione e trasformare la memoria monumentale in memoria attiva; non solo conservare e valorizzare il patrimonio ma fare storia.
  • Guardare fuori dalla città e farci guardare con rinnovato interesse.

AREZZO DOMANI

giovedì 24 febbraio 2011

GASPARRI: L' Europa deve farsi sentire con i fatti per affrontare l'emergenza Libia

"La gravissima crisi libica e quanto sta accadendo nel Nord Africa non puo’ lasciarci indifferenti. La solidarieta’ dell’Italia si fara’ sentire anche questa volta, senza risparmiare mezzi e risorse. Siamo pronti ad affrontare l’emergenza, ma i numeri dei profughi che potrebbero toccare le nostre terre sembrano assumere di giorno in giorno dimensioni sempre piu’ vaste. Ci troveremo a breve di fronte ad una invasione che da soli non possiamo fronteggiare. Chiediamo un impegno piu’ determinate ed incisivo dell’Europa e un sostegno fattivo degli altri paesi per fronteggiare l’emergenza e trovare adeguato sostegno e collocazione ai profughi. Serve una strategia comune e condivisa. Questa volta l’Europa deve dimostrare di essere una comunita’ politica e sociale, non solo economica". Lo ha dichiarato il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.

mercoledì 9 febbraio 2011

10 Febbraio: il ricordo dei martiri delle foibe

Vogliamo ricordare una pagina di Storia nazionale che nonostante la legge dello stato varata appositamente nel 2004 per divulgare e commemorare questi avvenimenti a livello pubblico e istituzionale, non trova ancora posto nella maggior parte dei libri di testo in uso nelle nostre scuole medie superiori.
Vogliamo ricordare l’esodo dei 350.000 italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia, che hanno rinunciato alla propria terra, alle proprie abitazioni e ai propri ricordi, per dignità, per sacrificio, per amor di Patria. Fino a pochi anni fa pochissimo si sapeva sulla tragedia delle foibe, le cavità carsiche nelle quali furono gettati vivi dai partigiani del maresciallo Tito migliaia di Italiani, che secondo il regime comunista avevano la sola colpa di essere italiani. Pochissimo si sapeva sull’esodo dei nostri connazionali di Istria, Dalmazia e Fiume, costretti a fuggire dalla ferocia politica e dalla pulizia etnica. Fra il ’43 e il ’45 fu posto in atto un disegno di genocidio susseguitosi anche negli anni successivi, condotto senza distinzioni politiche, razziali e sociali o di sesso ed età.
Oggi questa data non deve assolutamente servire ad alimentare odi, ma al contrario deve essere l’occasione per dimostrare che la storia non può e non deve essere strumento di lotta politica, ma parte integrante della cultura e della tradizione di un popolo, senza amnesie ne colpevoli dimenticanze.

Finalmente la verità sulla tragedia delle foibe è pubblicamente riconosciuta e ciò è avvalorato da importanti ricorrenze e avvenimenti, fra cui l’intitolazione di una strada della nostra città a questi tragici avvenimenti, “Largo Martiri delle Foibe” dove domani, 10 febbraio 2011 alle ore 12 avverrà una commemorazione ufficiale alla presenza delle autorità cittadine, oltre al minuto di silenzio in tutte le scuole medie superiori di Arezzo al fine di sensibilizzare i giovani studenti rispetto a questa ricorrenza troppo spesso dimenticata.

Andrea Mazzielli
Presidente provinciale Giovane Italia Arezzo

Emanuele Vinerbi
Responsabile provinciale “Comitato 10 Febbraio”

Andrea Barbagli
Parlamentare regionale degli Studenti – Toscana

lunedì 31 gennaio 2011

Il Comune oramai trasformato in agenzia immobiliare

Dichiarazione del vicepresidente del Consiglio Comunale Francesco Macrì:
“Quando ho convocato la conferenza stampa sulla vicenda dell’università dell’Oklahoma ad Arezzo credevo di avere a che fare con i giornalisti e invece ho dovuto anche affrontare le offese dell’ex vice sindaco Marconi che si è presentato mettendo a disagio il sottoscritto e i presenti. E questo la dice lunga sul profilo di chi ha ricoperto la carica fino a poco tempo fa.
Venendo al merito della questione, premesso che avere intercettato presenze studentesche straniere è positivo, ci sono circostanze che ritengo sottolineare: in particolare una certa somiglianza con il caso Ato 4. Questo lo ricordiamo tutti: un ente di cui la legge prevede lo scioglimento compra l’immobile per la sua nuova sede da una società a cui partecipa l’ex vice sindaco.

Adesso invece abbiamo l’università dell’Oklahoma insediatasi ad Arezzo attraverso un percorso amministrativo per l’ennesima volta poco chiaro. Partiamo dalla Santa Chiara srl che si costituisce nel 2005. Di questa, chi è socio? L’ex vice sindaco Marconi. Santa Chiara srl acquista poi nel 2006 dal Monastero delle Clarisse di Santa Chiara, una simpatica omonimia verrebbe da dire, un immobile. A questo punto s’impone una parentesi: chi acquista da istituti ecclesiastici avrebbe il dovere morale di mettere a reddito ciò che compra e non farne oggetto di speculazione rimettendo il bene sul mercato. Invece proprio questo fa santa Chiara srl, anzi di più: essa non vende l’immobile singolo ma viene ceduta per intero alla società statunitense University Anphora LLC. Ovvero, con tutto il suo patrimonio, comprendente l’attuale sede aretina della Oklahoma University. Mi sembra che di elementi da chiarire ce ne siano già molti: ma potremmo aggiungere, tanto per rimarcare il ruolo dell’ex vice sindaco nella vicenda, il suo viaggio in Oklahoma nel maggio 2009 e il ricevimento, sempre da lui compiuto, della delegazione statunitense ad Arezzo. Atti che ne certificano il coinvolgimento.
Due casi simili fanno a questo punto non soltanto una questione di inopportunità ma di assoluta confusione di ruoli fra interesse privato e quello di vice sindaco. È l’aspetto politico che a me interessa, anche se, accennando a eventuali profili giudiziari, mi viene da dire che se gli stessi accadimenti avessero coinvolto esponenti politici di centrodestra, avrebbero visto un attivismo diverso da parte della stessa magistratura.
E veniamo al sindaco: sono 5 anni che sbandiera la questione morale, cosa aspetta ad ammainare il vessillo dopo le vicende Brezzi, Vettese, Ato 4 e ora questa? Siamo di fronte a un amministrazione che non ha il minimo titolo per fregiarsi di chissà quale moralità. E lei sindaco che ruolo ha giocato? Nella migliore delle ipotesi di chi non sa nulla, di chi non si accorge di quello che succede nelle stanze degli assessori. Immagino che la sua irreprensibilità lo avrebbe portato a impedire lo sviluppo di un procedimento amministrativo così discutibile. Anche se mi viene da dire, di conseguenza: ma lei governa o no? Nella peggiore di chi sapeva e non ha agito. Un’eventualità, questa, gravissima. E comunque in entrambi i casi si denota la sua complessiva inadeguatezza al ruolo di primo cittadino. Primo cittadino che come al solito in Consiglio Comunale, dinanzi alla mia interrogazione, si è trincerato nel solito silenzio. Stavolta ancor più imbarazzante”.

mercoledì 26 gennaio 2011

Macrì: “A Sant’Agostino manca solo la colonna infame”

Dichiarazione del vicepresidente del Consiglio Comunale di Arezzo, Francesco Macrì :Se era necessario restituire dignità a Sant’Agostino, era altrettanto necessario snaturarla? Sant’Agostino ha avuto sempre una vocazione popolare, fin da quando le donne scendevano ai lavatoi e le loro figlie sono poi scese al mercato giornaliero animato dagli ambulanti. Adesso vogliono farla diventare la piazza dei giovani, che a dire il vero l’hanno sempre occupata al calar della sera vista la presenza di un partito che con gli anni ha cambiato nome varie volte e quella nota di spacciatori e consumatori di droga.
Resto preoccupato dall’ipotesi di Informagiovani in piazza Sant’Agostino che quando si materializzerà rischia sia di trasformarlo nella migliore delle ipotesi in una succursale politica del Pd. Nella peggiore andrà invece a incentivare l’attività dei malintenzionati sempre presenti e attenti a nuove presenze giovanili quali potenziali consumatori.
Nel frattempo si grida all’untore. Con l’ennesima aggressione a una categoria, quella appunto degli ambulanti, che questa amministrazione ha già martoriato sballottandola di qua e di là e confinandola alla ex Cadorna, una specie di riserva indiana che permette al sindaco Fanfani di mostrare i muscoli ogniqualvolta lo crede opportuno. Ovviamente con i deboli, appunto una categoria in difficoltà. Un gioco fin troppo facile. Magari era opportuno pensare prima di tutto a un sistema di pavimentazione adeguato, visto che l’intento era riportare il mercato in Sant’Agostino. Cosa si pensava che gli ambulanti controllassero anche il destino delle loro merci? Non era ipotizzabile che accadesse un incidente non imputabile ad alcuno, una circostanza sfortunata che provocasse una perdita di liquido come si è verificato? Così si addita al pubblico ludibrio un commerciante ex post e non si progetta una superficie permeabile anche a sostanze del genere in sede preventiva. Se volevamo mantenere materiali lapidei (pietra serena) e proteggerli allora bastava usare un trattamento con fondo adeguato per eliminare gli assorbimenti isolando la superficie. Come la tradizione ci insegna potevamo usare i San Pietrini che sono in porfido (usati dalla metà dell’800 in tutta Italia per le piazze) che hanno caratteristiche d’impermeabilità eccezionale.E a proposito di tradizione, perché non ricordare al Sindaco, che sembra il custode di quest’ultima all’insegna dell’aretinità e delle grandi citazioni storiche, che proprio la nostra cultura locale aveva a suo tempo scelto di pavimentare piazze e strade con lastre sollevabili e sostituibili proprio per problemi come questi e non murate come ora con le conseguenze di questi giorni alle quali si fa fronte con manifestazioni d’imperio fini a se stesse. E quanto “consone” a un sindaco “di sinistra”?

martedì 25 gennaio 2011

LETTERA EX AN AL GIORNALE, ECCO PERCHE’ LA DESTRA ITALIANA STA CON BERLUSCONI

Gli ex esponenti An, Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa, Giorgia Meloni, Gianni Alemanno, Alfredo Mantovano e Altero Matteoli hanno inviato una lettera al Giornale, pubblicata oggi, in cui spiegano i motivi per cui sono orgogliosi di stare con il presidente Berlusconi.
Nella lettera si legge, tra l’altro:

“E’ grave che chi ci chiede coerenza non colga che una parte della magistratura italiana ha da tempo assunta su di sé una funzione militante, tesa a vanificare l'azione di governo (si pensi al terreno dell'immigrazione) e di chi guida il governo, e addirittura a sanzionare i comportamenti che valuta non già illeciti, bensì immorali. Rispettare i poteri e gli ordini dello Stato non significa avallare il tentativo di una parte di loro di svolgere funzioni che non le competono. Sul piano politico, spetta agli elettori decidere se e in quale misura comportamenti privati incidano sulla scelta di chi chiamano al governo. La destra italiana intende continuare, con questo governo e con chi lo guida - così come è avvenuto finora - il lavoro intrapreso per dare seguito alla volontà della maggioranza degli italiani. Spesso una parte significativa del dibattito sui media concentra l'attenzione sui «diritti delle minoranze». Ma tanti italiani (il75%) nel 2005 hanno difeso col non voto una buona legge sulla fecondazione artificiale, nel 2007 hanno popolato la piazza del Familyday, nel 2009 hanno apprezzato la posizione del governo Berlusconi su Eluana, accettano i sacrifici perché consapevoli della necessità della tenuta economica, vorrebbero i giudici impegnati nel sanzionare i rapinatori più che nell'origliare a spese dello Stato fatti privi di rilievo penale, considerano eroi i nostri militari impegnati nelle missioni all'estero. Ecco, questi uomini e queste donne da tempo si chiedono: noi che apparteniamo a famiglie normali, che non rivendichiamo i matrimoni per gli omosessuali, che diamo figli alla Patria e alle sue missioni, che vorremmo vivere in quartieri in cui la convivenza non sia posta a rischio dall'immigrazione clandestina, noi che siamo cristiani, per lo meno quanto a tradizione, che non pensiamo che sulla vita vadano operate sperimentazioni, che facciamo: dobbiamo sentirci in colpa? Il «berlusconismo» ha avuto e ha il merito di non far considerare questi italiani, che sono la maggioranza, dei minorati, ma di rendere loro orgogliosi della nazione in cui vivono. Meglio ancora: è il centrodestra che, con gli italiani, ha permesso tutto questo. Di esso noi siamo parte fin dall'inizio, e al suo interno intendiamo continuare a operare per il bene della nostra patria.”

martedì 4 gennaio 2011

Caso Battisti: LA RUSSA, da Lula una pugnalata alle spalle

La mancata estradizione dell'ex Pac (Proletari armati per il comunismo) Cesare Battisti, per le modalità con cui è avvenuta, è stata "una pugnalata alle spalle" da parte del presidente brasiliano Lula. Il ministro della Difesa, intervenendo alla trasmissione di Telelombardia Iceberg, ha detto che la scelta di Lula è stata "un regalo ai radical chic francesi e all'ultra sinistra brasiliana". "Battisti non ha mai avuto una parola di pietà per le vittime - ha osservato La Russa - è diventato il beniamino dei radical chic francesi e ha attirato la simpatia dell'ultra sinistra brasiliana".
Quello di Lula, "più che un affronto all'Italia - ha proseguito il ministro -, mi è sembrato un cadeau che ha voluto fare, mentre se ne stava andando, ai radical chic francesi e all'ultrasinistra brasiliana che lo ha sostenuto nella sua carriera". "Qui c'é il fatto che Battisti è un comunista e Lula è un comunista che, prima di andare via, ha voluto fare un regalo ai radical chic francesi e all'ultrasinistra brasiliana". "E' stato un colpo alla nuca, una pugnalata alle spalle", ha detto il ministro il quale ha rivelato di aver avuto in passato un pranzo con il ministro della Difesa brasiliano in cui questi gli aveva parlato "informalmente di una previsione positiva" per l'estradizione di Battisti. "Mi aveva detto, non dico garantito - ha concluso La Russa - che ci sarebbe stata una soluzione favorevole".