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domenica 16 maggio 2010

Il crepuscolo della giunta Fanfani

La cosa più incredibile della nota di Camillo Brezzi, è che si possa rispondere così ad una interrogazione seria, dove vengono citati fatti circostanziati ed oggettivi. La metodologia di screditare chi muove accuse precise, è strategia nota, ma è soprattutto il sintomo, direi drammatico, di non avere altri argomenti.
E’ inutile dire che l’assessorato di Camillo Brezzi è da sempre latitante in ordine a chiarezza e trasparenza. Questo è testimoniato anzitutto da moltissime interrogazioni, ove già da tempo si sono chiesti dati e cifre (ne è un esempio lo sperpero della mostra della Minerva e dei Della Robbia su tutto con la cifra parabolica di oltre 2 milioni di euro per complessivi 50.000 miseri visitatori in 6 mesi) e a cui tutt'oggi nessuno si è mai degnato di dare risposte. Oggi è abbastanza chiaro che ci si trova davanti ad una figura politica, quella di Camillo Brezzi, sicuramente sbiadita e non dall'età, ma dal suo modo di concepire la politica in senso baronale.
Gentile professore è duro accettare le critiche, ma le garantisco che è ancor più duro per la città sopportare lei e le sue strategie culturali, frutto di continui esborsi da parte delle casse comunali e dei cittadini, esborsi destinati ad iniziative flop, dove insieme al simbolo del comune vediamo spesso anche il marchio dell'università di Siena. Sono felice che lei rimanga al suo posto e lo sono soprattutto sul piano politico, visto che la sua permanenza in giunta favorirà ancor più la nostra prossima vittoria. Comunque rinnoverò in consiglio comunale la mia interrogazione ma non solo: le preannuncio anche che chiederò lumi sui suoi ultimi acquisti di libri.
Francesco Macrì

giovedì 13 maggio 2010

Macrì (An): “Malcostume e intimidazione al Comune di Arezzo”

Il consigliere comunale Francesco Macrì (An) ha depositato una interrogazione, destinatario il Sindaco Giuseppe Fanfani, che prende spunto dalle recenti notizie di stampa dove “si rileva che, in poco più di tre anni, sono stati accordati dall’amministrazione comunale, attraverso l’assessorato alla cultura, per la realizzazione di iniziative ‘invernali’ all’Ente Filarmonico Italiano, contributi per ben 212.728 euro, ai quali vanno aggiunti ulteriori contributi accordati per la realizzazione dell’ulteriore iniziativa ‘Giardino Profondo’.
La cifra parla da sola. E si commenta da solo il fatto che nonostante questa bella sommetta, l’Ente Filarmonico Italiano, organizzazione culturale senza scopo di lucro, abbia subito nel 2010 un pignoramento da parte di un concittadino esasperato dalla continue promesse di pagamento non mantenute! Senza considerare che su Facebook esistevano gruppi intitolati: ‘Coloro che devono riscuotere dall’Ente Filarmonico’. È tutto dire.
In virtù di questo atto di pignoramento, l’ultimo contributo di 72.916 euro accordato all’ente con la delibera 601 del 2009 non poteva essere interamente liquidato. Ecco allora comparire la delibera 194 del 29 marzo scorso con la quale il Comune di Arezzo prende atto dell’impossibilità dell’Ente Filarmonico Italiano di concludere il programma ‘I Grandi Appuntamenti della Musica 2009/2010’, decide di ridurre proporzionalmente l’importo del contributo ancora da liquidare all’ente e di destinare il residuo, pur sempre 11.000 euro circa, a una neo costituita associazione culturale no profit ‘Arezzo Città del Vasari’.
Guarda caso: la compagine societaria di quest’ultima è esattamente la stessa dell’ente filarmonico e fa riferimento alla signora Giulia Ambrosio, socia peraltro al 99 per cento e amministratrice di fatto della società Fontemura per la quale, come riferisce l’Ansa, si configura il fallimento con un buco da quattro milioni di euro, vendite sottocosto e assegni a vantaggio di altre società.
Sulla genesi di ‘Arezzo Città del Vasari’ ci sarebbe da scrivere molto: ma basterà sapere che essa risulta costituita in data 11 marzo 2010 con atto redatto dal notaio Fabrizio Pantani (repertorio 130470, raccolta 20420) e con un tempismo direi eccellente in vista di quel 29 marzo quando la giunta approva la suddetta delibera che destina a questo soggetto giuridico oltre 10.000 euro.
A fronte di questi presupposti, l’amministrazione come reagisce? Fa chiarezza? Macchè. Prende meramente atto di un articolo pubblicato su un sito on line e, tramite l’avvocato del Comune, nel pomeriggio del 5 maggio, telefona alla redazione, nella persona di Paolo Casalini, per richiedere le generalità dell’estensore del pezzo, onde poter ‘eventualmente’ sporgere querela per l’articolo pubblicato e soffocare, con l’intimidazione, le voci che cercano di rappresentare opinioni e inchieste sul malcostume amministrativo.
Il Sindaco per ora tace: noi invece gli chiediamo se è possibile conoscere la sua posizione in merito ai fatti sopra descritti; se non ritiene doveroso porre chiarezza sulla gestione amministrativa dell’assessorato alla cultura; se non ritiene doveroso pronunciarsi in ordine al ritiro delle deleghe all’assessore Camillo Brezzi; se ritiene corretto che sia stato l’ufficio legale del Comune a contattare un organismo di libera informazione al fine di ottenere dati per avanzare un’ipotetica e non precisata tutela giudiziaria. Non va dimenticato che gli uffici legali delle pubbliche amministrazioni sono pur sempre pagati dai cittadini ma che in caso di querele o atti che rientrano nella tutela giudiziaria della sfera personale creano una sorta di privilegio legale a favore di un assessore. Un punto che non ritengo un formalismo da cui prescindere ma sul quale inoltrerò una richiesta di parere all’ordine degli avvocati di Arezzo.

domenica 9 maggio 2010

Anche i giovani ora puntano alla politica

Potrebbe essere uno spiraglio di luce in un'Italia fondamente gerontocratica: secondo i dati che emergono dal rapporto 2010 sui giovani amministratori nell'80% dei Comuni italiani sono oltre 23mila igiovani amministratori under 35 che ricoprono cariche di consiglieri o assessori. E il 95% dei giovani under 35 sarebbe disposti ad impegnarsi nella politica attiva sul territorio; il 51% vorrebbe farlo all'interno dei partiti.
Gli oltre 23 mila amministratori giovani dei Comuni italiani rappresentanto il 18,8% del totale degli amministratori comunali, contro il 9% delle Province, il 2% delle Regioni e il 3,5% dei parlamentari under 35% sul totale degli eletti. Il 70% degli under 35 svolge la propria attività nei piccoli Comuni, mentre il 19% riveste il ruolo di assessore e l'1,6% del totale dei giovani amministratori è stato eletto alla carica di sindaco.
Nel rapporto vi è anche una rappresentazione della distribuzione sul territorio dei giovani amministratori: più della metà è stata eletta nelle regioni settentrionali (51,1%); il 15% al Centro; il 23% nel Mezzogiorno; l'11% nelle isole. Vi sono anche i giovanissimi, nati negli anni '90: sono 117 consiglieri e cinque assessori.
Pubblicato da Davide Costa Sab, 08/05/2010

sabato 1 maggio 2010

“Un’amministrazione recidiva sulla trasparenza: un’altra trattativa privata a dir poco discutibile”

Dichiarazione di Francesco Macrì vice-capogruppo di An al Consiglio Comunale

Quanto avvenuto nell’ultima seduta di Consiglio Comunale mostra la cifra di questa amministrazione in termini di trasparenza e imparzialità. Siamo stati costretti, noi consiglieri, a sentire l’illustrazione e a votare una pratica che porta il Comune di Arezzo ad acquistare l’immobile dell’istituto Santa Maria Consolatrice nel centro storico della città per realizzarvi 19 mini appartamenti di varia tipologia e dare una risposta alle esigenze abitative delle ragazze madri. Bene, un contratto di questo genere, è stato fatto a trattativa privata! Questa forzatura è stata mascherata giocando sulla prevalenza delle finalità sociali sottese all’operazione e sulla sussistenza di un finanziamento regionale a fondo perduto in scadenza.
Diciamo subito che la scusa di finanziamenti regionali in scadenza non può far compiere forzature di questo tipo, anche perché siamo di fronte, a questo punto, a un vizio reiterato: l’acquisto di immobili senza bandi pubblici. Cos’è il Comune, un’agenzia immobiliare? È stato davvero emblematico ascoltare l’assessore Caporali e il dirigente, entrambi hanno palesato un’evidente difficoltà dimenandosi tra impossibilità di fare un bando pubblico per ristrettezza dei tempi, certificando così la disorganizzazione dei loro uffici, e giri di parole per giustificare un’operazione che privilegia un soggetto per scelta politica. Perché proprio quel soggetto? Perché non hanno trovato il tempo per partecipare al bando regionale senza ridursi agli ultimi giorni? Perché si è voluto ‘copiare’ l’ex primo rettore della Fraternita che a trattativa privata aveva acquistato immobili al prezzo doppio, si è poi scoperto, di quello reale? I protagonisti non sono stati in grado di fare un bando pubblico o non volevano farlo?
La legge, anzi la Costituzione italiana, pone principi imprescindibili sull’andamento della Pubblica Amministrazione: a maggior ragione quando si acquista un immobile, e si muove dunque denaro pubblico a vantaggio di un soggetto, essi vanno rispettati senza se e senza ma. Senza, soprattutto, le arrampicate sugli specchi di cui l’assessore Caporali e il Pd, i responsabili politici della vicenda, sono stati protagonisti: faccio questa affermazione con cognizione di causa ribadendo innanzitutto che dopo l’illustrazione in Consiglio Comunale dell’assessore la pratica prefigurava una vicenda ancora più oscura e nebulosa che in partenza, e che, non a caso ha ottenuto solo 13 voti e settori più prudenti della maggioranza stessa si sono astenuti dal votarla.

martedì 20 aprile 2010

Università Arezzo: le Istituzioni scelgano da quale parte stare.

Ormai da diverso tempo stiamo assistendo a dichiarazioni e prese di posizione da parte di tutti coloro che in qualche modo sono coinvolti nel mondo dell’università e degli esponenti politici locali. Purtroppo mancano le dichiarazioni ufficiali su cio’ che il Comune, la Provincia di Arezzo e gli altri principali soci intenderanno fare per garantire la sopravvivenza, ma soprattutto il futuro del corso di laurea in Economia ad Arezzo.

Analizzando i dati reali questo corso di laurea conta quasi 600 iscritti, di cui 150 al primo anno e secondo i dati forniti da “Alma Laurea” risulta fra i migliori corsi dell’Università di Siena in quanto a possibilità di occupazione nel mondo del lavoro dopo il conseguimento del titolo di studio.

In una recente indagine l’amministratore delegato del consorzio Polo Universitario Aretino, Caterina Tristano, ha reso noto che i tremila studenti universitari iscritti ai corsi aretini dell’Ateneo senese spendono 9 milioni di euro e che sarebbero oltre 17 milioni i soldi persi dal territorio se questi studenti cercassero una formazione altrove. E’ evidente che l’Università non rappresenta solo un valore culturale per una città come Arezzo, ma anche economico, una ricchezza derivante soprattutto dalla presenza di studenti provenienti da altre città e regioni. Senza dimenticare che la mancanza di strutture universitarie priverebbe la città di queste risorse e provocherebbe un notevole incremento della spesa delle famiglie, che dovrebbero mantenere i propri figli presso altre sedi universitarie.

D’altro canto c’è da ricordare il sistema prepotente con cui l’Università di Siena considera i distaccamenti di Arezzo e Grosseto, senza mai applicare un’effettiva parità di immagine e di offerta. Questo si evince anche dal fatto che venendo a mancare i soldi per pagare il mezzo di trasporto ai professori che devono trasferirsi ad Arezzo o Grosseto, si preferisce tagliare di colpo i due distaccamenti piuttosto che andare a verificare i conti amministrativi dell’ateneo.

Dopo aver ricordato questi dati oggettivi, i principali soci fondatori del consorzio polo università aretino devono fare alcune riflessioni: È meglio investire 7,7 milioni di euro nel parcheggio multipiano dell’ospedale San Donato, che incrementa gli attuali 600 posti auto di nemmeno 150 unità, o salvare l’università ad Arezzo con una spesa inferiore all’1% di questa cifra? E’ meglio costruire la Casa delle Culture con una spesa di 888.000 euro, della quale non si capisce l’utilità, o permettere ai giovani di poter continuare a frequentare un corso universitario nella propria città? E’ meglio l’acquisto di 410 cestini rossi non differenziati ad un costo di 180.000 euro o salvare l’università di Arezzo con 60.000 euro? E’ meglio contribuire all’organizzazione fallimentare dei festeggiamenti del Capodanno aretino con ben 24mila euro, fra l’altro mai svoltisi, o sostenere un corso di laurea nella stessa città con poco piu’ del doppio di questa cifra? E’ meglio continuare ad ostinarci nel fare costosi sondaggi e convegni con relativi rinfreschi sul futuro delle Circoscrizioni (quando sappiamo che ad Arezzo nel 2011 non ci saranno piu’) o investire quei soldi per garantire un percorso di studio universitario nella nostra città?

L’elenco potrebbe essere molto piu’ lungo, ma in questo momento ci interessa che Comune, Provincia di Arezzo e tutti gli altri soggetti coinvolti selezionino le priorità da affrontare con l’auspicio che una volta tanto si ricordino veramente dei GIOVANI.

Andrea Mazzielli
Presidente Provinciale Giovane Italia – Azione Giovani
Consigliere Circoscrizione 2 Fiorentina - Arezzo

Luca Valdambrini
Responsabile Azione Universitaria - Arezzo
Consigliere di Facoltà di Economia

giovedì 15 aprile 2010

Arezzo: la rabbia degli studenti di Economia

Le indiscrezioni sulla facoltà di Economia di Arezzo trapelate ormai da qualche tempo, purtroppo hanno trovato riscontro in questi giorni nei mezzi di informazione. Il primo anno del corso di economia ad Arezzo rischia di essere tagliato se le istituzioni non troveranno le risorse necessarie per ripianare il buco di circa 60.000 euro. In particolare la richiesta portata avanti dal preside della facoltà di economia di Siena, Angelo Riccaboni, nei confronti delle istituzioni locali, è quella di porre una maggiore attenzione al polo universitario aretino, in questo caso al corso di Economia.
In effetti nel corso di Economia a Grosseto, dove il problema è simile, il Presidente della Provincia di Grosseto e il Sindaco del capoluogo hanno già dato la loro disponibilità nel fornire le risorse necessarie per permettere la regolare continuazione del corso di laurea. Per di più il corso di laurea in economia di Arezzo presenta ogni anno circa 150 nuovi iscritti ed inoltre gli studenti laureati in questo corso trovano lavoro nell’88% dei casi entro il primo anno dalla laurea (dati del 2009), risultando quindi fra le migliori triennali della facoltà di Economia di Siena. Questi dati forniti da Alma Laurea evidenziano che la possibile interruzione di questo corso di laurea sarebbe una scelta quantomeno inopportuna e sciagurata.
Per questi motivi sopra citati gli studenti iscritti alla facoltà di Economia, e più in generale tanti giovani in procinto di iscriversi all’università, sono molto perplessi dal momento che si vedrebbero negata la possibilità di frequentare uno dei corsi più validi della facoltà di Economia e non per ultimo si negherebbe pure l’opportunità a coloro i quali per ristrettezze finanziarie non possono permettersi di studiare fuori sede. Sarebbe necessario che tutte le istituzioni, Comune e Provincia di Arezzo in primis, si attivassero per trovare le modeste risorse economiche per garantire la sopravvivenza del corso di laurea al quale Arezzo e suoi giovani non possono, e non vogliono, rinunciare.
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Luca Valdambrini
Consigliere di Facoltà di Economia
Responsabile Azione Universitaria – Arezzo
Nicola Righi
Studente corso Economia - Arezzo

lunedì 12 aprile 2010

C’e bisogno di spazi di aggregazione di destra. L’esempio? Casaggì

E’ ora che i ragazzi di destra si diano una mossa per opporsi al predominio dei centri sociali e dei collettivi di sinistra nel mondo dell’aggregazione giovanile.
C’è da dire che i centri di destra sono discriminati rispetto a quelli avversi, perchè le amministrazioni (comunali ecc.) privilegiano i luoghi “sinistri”, penalizzando quelli che guardano a destra.
Un esempio di spazio di aggregazione giovanile di destra è quello di Casaggì Firenze; infatti nella sede di questo centro sociale si organizza la militanza politica di tutte i movimenti di destra (Azione Giovani, Giovane Italia, Azione Studentesca ecc.). Nel centro, però, non si svolge solo attività e militanza politica, ma si svolgono anche attvità culturali e ricreative, concerti musicali e corsi di autodifesa. Insomma tutto quello che non succede nei centri sociali di sinistra.
Il mio pensiero è che bisogna incetivare questi movimenti; è arrivata l’ora in cui i ragazzi di destra siano orgogliosi delle proprie idee.
E’ ora di seguire l’esempio di Casaggì!!

tratto da: http://stranaopinione.wordpress.com/2010/04/12/ce-bisogno-di-spazi-di-aggregazione-di-destra-lesempio-casaggi/